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Progetto PeEC – Riappropriarsi degli spazi per costruire benessere: l’esperienza degli Escape Game di Miglionico

13 Marzo 2026 | Filed under: News and tagged with: 2025, Basilicata 3° Settore, Benessere, Escape Game, Miglionico, PeEC - Peer Education Center, Peer Education, Psicologia

Riappropriarsi degli spazi non significa solo riempirli di attività, ma restituire loro un senso di abitabilità e di relazione. Luoghi fisici che diventano anche spazi mentali: contesti sicuri, non giudicanti, in cui potersi esprimere, sperimentare e costruire legami. È da questa idea che nasce il ciclo di Escape Game ideato dai Peer Educator del Peer Education Center di Miglionico (MT), attivo presso il Centro Polivalente “D’Amoroso Foco”.

L’iniziativa fa parte del progetto “Peer Education Center: Vivere da Protagonisti il Territorio” – CUP: G14H25000260001, realizzato con il finanziamento ministeriale concesso alla Regione Basilicata per l’annualità di riferimento dell’ADP 2022-2024, ai sensi dell’art. 72, c. 1 DLGS 117/2017 s.m.i.
Protagonisti sono dieci giovani tra i 20 e i 35 anni che, da circa un anno, partecipano a un percorso di formazione e mentoring sul campo dedicato al tema del benessere mentale e relazionale.

Al centro del loro lavoro c’è una convinzione precisa: la salute mentale non è soltanto una condizione individuale, ma una pratica collettiva che si costruisce attraverso ascolto, fiducia e cura delle relazioni.

Un’esperienza nata dal bisogno di confronto

La scomparsa di un loro coetaneo ha segnato profondamente la comunità locale, aprendo una riflessione urgente sul benessere mentale e sull’importanza di creare contesti di supporto e vicinanza. Da quel dolore è emersa la necessità di spazi in cui fermarsi, parlare e condividere emozioni.

In questo percorso, la salute mentale viene affrontata apertamente, superando tabù e stigma, per diventare una responsabilità condivisa e un impegno quotidiano verso sé stessi e gli altri.

Il gioco come strumento di dialogo

Attraverso momenti di confronto e brainstorming, i Peer Educator hanno raccolto paure, ansie e frustrazioni, ma anche sogni e aspettative. Da questa elaborazione collettiva è nata l’idea di usare il linguaggio del gioco — in particolare l’Escape Game — come strumento per affrontare temi complessi in modo accessibile e coinvolgente.

Il luogo scelto per l’esperienza è il Centro Polivalente “D’Amoroso Foco”, riattivato come spazio di comunità e cura. Durante la riorganizzazione degli ambienti, il ritrovamento di vecchi documenti scolastici degli anni Sessanta, Settanta, Ottanta e Novanta — quando l’edificio ospitava una scuola media — ha dato vita a un ponte ideale tra generazioni diverse.

Quelle carte hanno ispirato la narrazione dell’Escape Game, immaginando le vite, i pensieri e le paure di chi aveva abitato quegli spazi prima.

Tre appuntamenti tra gioco e riflessione

Da questo processo creativo è nato un Escape Game in tre episodi, realizzati il 31 ottobre e il 23 dicembre 2025 e il 13 febbraio 2026. Una delle Escape Room è ambientata negli anni ’70 e mette al centro un elemento fondamentale: la fiducia nella persona con cui si gioca è l’unica chiave per uscire.

Le storie raccontano personaggi alle prese con relazioni difficili, bisogno di appartenenza, giudizi della comunità e questioni legate all’identità e al riconoscimento di sé. Temi che permettono ai partecipanti di immedesimarsi, riflettere e aprire un dialogo sul benessere psicosociale.

Un percorso trasformativo per la comunità

Per i Peer Educator, la creazione dell’Escape Game è stata un’esperienza profondamente trasformativa: le fragilità emerse durante il percorso si sono progressivamente trasformate in risorse e azioni concrete. Dare un nome alle emozioni, condividerle e trasformarle in un’esperienza collettiva ha contribuito a restituire valore agli spazi e alle relazioni che li attraversano.

Gli eventi hanno coinvolto ragazze e ragazzi dai 13 ai 35 anni, dimostrando quanto sia diffuso il bisogno di luoghi in cui il benessere possa essere coltivato insieme.

Progettare dal basso per il futuro delle comunità

L’esperienza di Miglionico mostra come il futuro delle comunità possa nascere da iniziative che partono dal basso, radicate nei bisogni reali delle persone e lontane da logiche puramente performative.

Percorsi come questo possono crescere solo se riconosciuti e sostenuti dalla comunità e dalle istituzioni. Perché prendersi cura degli spazi significa, in fondo, prendersi cura delle persone e delle relazioni che li rendono vivi.

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